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da Corriere
della sera, Martedì,
1 giugno, 2004
Danza della
memoria all' ex manicomio
S. Maria della Pietà, un corpo di ballo nei luoghi simbolo con l' "Elogio della
follia"
Auditorium
Oscillano, s' inarcano, stanno. In bilico fra spettacolo e realtà, passi di danza e gesti
quotidiani, in una rappresentazione a metà tra palco e platea. Interpretano la follia
come una fuga dello spirito dal corpo, né ripugnante, né colpevole. Un' evasione da
fotografare e conoscere. Alla quale assistere come testimoni non giudici. Comune a ogni
luogo e a ogni tempo. Possibile nel Quattrocento come nel Duemila. Vera al tempo in cui
Erasmo scrisse il suo "Elogio della follia", valida anche oggi. I danzatori
della compagnia "In between" sono un corpo multiplo, composto da elementi
diversi, nato da esperienze e luoghi romani. È stato Ezio Tangini, abitante di quella
zona di Roma nord potentemente suggestionata dall' architettura del Santa Maria della
Pietà ad avere l' idea di una compagnia che danzasse nei manicomi di un tempo.
"Passavo di là e vedevo quelle persone dietro i cancelli. Spesso imprecavano,
urlavano", ricorda Tangini, ideatore della compagnia e autore del loro primo
spettacolo "SOMETHING IN BETWEEN". "In between" è una compagnia
cosmopolita e adulta. I danzatori-autori hanno fra i trenta e i quarant' anni e fanno
mestieri diversi, uniti solo dall' idea che la danza aiuti la conoscenza. E che storia e
arte possano allearsi in difesa di valori come la memoria. Yan Van Steenbrugghe,
ballerino, uno di loro, è nato a Parigi. Sua madre, psichiatra, lavorava in un ospedale.
Curava i suoi pazienti con una vita normale nella quale c' era spazio per la lettura, la
rappresentazione, l' espressione. In cambio loro confezionavano giochi per Yan. Partiti da
una rappresentazione ispirata all' Elogio di Erasmo e allestita all' interno dello
stenditoio del Santa Maria della Pietà, Yan, Ezio e gli altri, Mariuccia Rostellato di
Padova, e Flavia Ghisalberti di Basilea, progettano di realizzare lo stesso in altre
città italiane ed europee. Ovunque siano i luoghi simbolo della detenzione psichiatrica.
Edifici liberati dal dolore della detenzione dei malati di mente, come il Santa Maria
della Pietà, appunto. Manicomi "ex" in attesa di riconvertirsi a una nuova
identità. Il progetto è stato selezionato dalla rappresentanza permanente per l' Italia
della Commissione Europea della cultura, ed è in attesa di finaziamenti per una seconda
rappresentazione estiva all' interno del Santa Maria della Pietà. "Vorremmo attirare
l' attenzione su questi luoghi - spiega Tangini, autore del soggetto - allo scopo di
tutelarne la memoria". Per questo intendono portarlo in altre città in cui i luoghi
di detenzione per malati mentali, sono diventati patrimonio della memoria collettiva. Il
Cottolengo di Torino, gli ex ospedali psichiatrici di Venezia e Genova. Simboli
suggestivi. Luoghi ancora percepiti con un brivido dagli abitanti che passano.
Testimonianze di un tempo in cui la pazzia era simile a una colpa. Prima che le tesi di
Basaglia riconducessero l' infermità mentale alla sua categoria di appartenenza, quella
di una malattia, appunto. Trasformando per sempre i matti in pazienti, invece che belve.
La pazzia come fuga, la memoria come terapia. Ancora una volta, l' esperienza, come
risorsa da non dissipare. L' idea è semplice.
Ilaria Sacchettoni
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