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EQUIVOCI

Monologhi per attore e musicisti in dieci quadri

 
Il primo monologo di questa serie intitolata Equivoci è stato suggerito da un episodio di vita vissuta che ha poi preso una direzione diversa da quella che racconto. In quel bar, che frequento da tempo, sotto casa, si verificò un “Caso”: un cellulare dimenticato su un tavolino, da un cliente distratto, generò una grande confusione. Tutte le persone presenti erano animate dal desiderio di rendersi utili: discutevano su schede da inserire, numeri da chiamare, batterie da cambiare, gestori telefonici da contattare. Il telefono ricadde sul tavolo dimenticato per la seconda volta. A sera il signore distratto entrò di nuovo nel bar e il barista glielo consegnò. Tutto qua.
Le vicende della vita, disse un poeta, sembrano un grande affannarsi intorno a tanti cerchi concentrici, ma appena sotto il pelo dell’acqua regna una tranquillità inaspettata.

I monologhi che ho scritto non sempre scaturiscono dalla semplice osservazione della realtà, piuttosto dal tentativo di estrapolare da essa piccoli particolari. Nella stessa maniera con la quale ho estrapolato un cellulare dimenticato, ho individuato un “radio-taxi” invadente, rilevatore di affari privati; un manichino che sostituisce noi stessi nelle vicende familiari; le facce dei colleghi che affollano la nostra mente anche fuori orario; una prostituta da apprezzare al di là del mestiere che svolge; una imitazione telefonica non andata a buon fine; il terrore di poter vivere parallelamente due vite diverse con altrettante famiglie; un cavo telefonico che unisce due città nelle quali però in entrambe è Natale.

Gli esempi sono tanti, le sfumature diverse, raccontate attraverso vari personaggi con l’ironia di chi più che osservare non può.

La realizzazione di queste piccole storie in forma di monologo si muove fra il realistico e il fantastico, dove il fantastico è la tinta dell’imprevedibilità e dell’inspiegabilità. Il filo che tiene unite fra loro le diverse storie è l’Equivoco. Lo metto in maiuscolo perché sembra quasi essere una Maestà sempre presente nelle vite quotidiane, sempre pronta ad affacciarsi ed intromettersi qualora la nostra distrazione di un attimo le lasci spazio. Ci sono persone per le quali l’Equivoco è una vocazione: sono abituate a convivere con esso come fosse una reazione più o meno inconsapevole alla monotonia di tutti i giorni. Persone che lo cercano come il salto dal ponte, legati per un piede; ma per altri è il fato, il destino inesorabile di dover camminare con la testa fra le nuvole, magari senza sapere neanche come, quando e perchè si siano staccati i piedi da terra.