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ottobre 2004
  • Sabato 23 Ottobre, ore 21,30

    Musica
    BIBLI inMUSICA
    , musiche di ogni tempo e stile con ingresso ad offerta libera
    iniziativa musicale promossa in collaborazione con la società di concerti MRS. PHILHARMONICA.

    Omaggio a Bill Evans
    Gezz Urrà presenta Bill Evans conversation with the genius
    Massimo Fedeli,pianoforte
    Andrea Biondi,vibrafono
    Paolo Graziani,contrabasso
    Luca Frenguelli,batteria

    Gezz-Urrà e’ un complesso modulare dove convivono piu’ formazioni all’interno dello stesso combo.
    Il tentativo di Gezz-Urrà è proprio quello di ritrovare le dinamiche dei piccoli jazz-groups divenuti ormai storici come il Piano-Vibe duo, il Piano-trio o il quartetto.
    Il concerto viene pensato da Gezz-Urrà come un cerchio dinamico fatto di voci che prendono parte una ad una al “discorso musicale”, partendo da composizioni per “Piano solo” per tornare allo stesso a chiusura del cerchio.
    Gezz-Urrà è Piano Solo (Massimo Fedeli),
    Piano-Vibe duo (Andrea Biondi-Massimo Fedeli),
    Trio (Fedeli-Graziani-Frenguelli), Quartetto.

    Nella storia del jazz, pochi pianisti hanno saputo valicare i limiti del proprio strumento per divenire un esempio seguito da migliaia di musicisti. Uno di questi è stato William John 'Bill' Evans.
    "Fu un uomo estremamente intelligente, un paladino dell'integrità e della bellezza della musica, e non rinnegò mai tali ideali", è stato scritto di lui dopo la sua morte. E miglior epitaffio non si potrebbe concepire per delineare la sua figura di artista, di creatore, di esempio. Arrivato sulla scena jazzistica alla metà degli anni cinquanta, quando la musica afroamericana era dominata dalle idee di Bud Powell, si mise subito in luce per il suo tocco strumentale, le sue concezioni musicali, le sue aeree escursioni armoniche, la sua architettura pianistica; tutte qualità che consentirono l'ingresso nel mondo del jazz di un sostanziale romanticismo, senza alcun utilizzo di particolari effetti né violenza espressiva. In sostanza, il suo fu un personalissimo microcosmo, maneggiato sul piano melodico con rara bellezza espressiva.
    Lirico di gran razza, Evans ritenne sempre che la musica, per poter "cantare", dovesse aver caratteristiche di purezza, coniugando l'espressività con la bellezza della forma, cosa che solo la genialità delle sue concezioni potevano rendere possibile. Il suo senso ritmico, d'altronde, si è sempre palesato in modo naturale insinuandosi nell'ascoltatore in modo delicatissimo, il suo swing sottile, elegantissimo, ha sempre indotto chi ha suonato con lui (valga per tutti l'esempio di Scott La Faro) a dialogare, a commentare, a far proprio il suo gioco solistico.

    Miles Davis "Di sicuro ho imparato molto da Bill Evans. Lui suona il piano nel modo in cui dovrebbe essere suonato"
    Bill Evans "Attualmente non sono molto interessato allo Zen, come filosofia, né al partecipare ad altri movimenti. Non pretendo di capirlo. Lo trovo semplicemente rassicurante. E in maniera simile al jazz. Come il jazz, non lo puoi spiegare a qualcuno senza perderne l'esperienza. Dev'essere vissuto, perché non sente le parole. Le parole sono i fanciulli della ragione, e quindi, non possono spiegarlo. Queste non possono tradurre il feeling perché non ne sono parte. Ecco perché mi secca quando la gente cerca di analizzare il jazz come un teorema intellettuale. Non lo è. È feeling"


 

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