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| aprile 2004 |
Venerdì 30
Aprile, ore 18,00
Arte
Inaugurazione della mostra di Roberta Pugno "Gilgamesh di fiero splendore" testo critico
di Elena Paloscia.
"Al cuore cui non è
concessa quiete"
Gilgamesh "che vide ogni cosa" re di Uruk, è "il più forte tra gli
uomini", colui che nel corso della propria esistenza acquisisce progressivamente
coscienza del proprio destino mortale e lotta con tutte le energie per sottrarsi alla
propria natura umana.
Solo dopo aver concluso un duro percorso iniziatico alla ricerca dell'immortalità,
affrontando prove di coraggio e di forza e sperimentando il dolore della perdita,
conquisterà la conoscenza e la saggezza. Modificando l'iniziale errore di prospettiva
nella ricerca della fama, che lo induce perfino alla profanazione con la brutale uccisione
del mostro Khubaba e del Toro celeste, renderà imperiture le proprie gesta inventando la
scrittura e dando così origine alla civiltà.
Ma Gilgamesh non è solo personaggio letterario: nella sua profonda umanità, complessa e
ricca di contraddizioni, è il giovane uomo che scopre di doversi confrontare con il
mondo, con gli altri e, soprattutto, con i propri limiti. E' un eroe senza tempo, che nel
suo viaggio sperimenta la propria vulnerabilità incarnando emozioni, paure, difficoltà e
conquiste dell'essere umano. E' questa umanità che Roberta Pugno ha colto nell'antica
epopea e che ha voluto restituirci nei suoi dipinti, nella mostra "Gilgamesh di fiero
splendore".
E' qui privilegio dell'artista interpretare il sogno, come Ninsun, la dea madre di
Gilgamesh, che si pone in ascolto; animare la materia che lo rende vivo e tangibile,
attraverso la sua pittura spessa e vibrante, sottraendolo definitivamente all'oblio.
Così affiorano dal fondo dei suoi dipinti, con la medesima potenza di un sogno che
viviamo come reale, ma che altrettanto rapidamente svanisce, le rappresentazioni di
Gilgamesh, "Uomo di terra", "Ladro di fuoco" ed essere umano in preda
all'angoscia ed allo sconforto, che vuole "percorrere una via sconosciuta" ed
" ingaggiare una lotta dall'esito incerto". Così nascono il suo amico e
compagno Enkidu, la prostituta sacra Shamkhat, le divinità come Anu il Firmamento, Samash
dio Sole, e Sin dio Luna; così nasce Isthtar, dea dell'amore e della guerra.
La Pugno però non sceglie un'interpretazione univoca e definitiva, piuttosto accoglie la
dimensione del dubbio, l'ambivalenza, trasferendola nella pittura.
Le sue figure, come apparizioni, acquistano una consistenza quasi scultorea che ne
accentua la presenza scenica, per tornare poi, repentinamente, a far parte della materia
indistinta da cui sono generate. Queste immagini intense si definiscono grazie ad un
lavoro di sovrapposizioni materiche aggiunte finché l'immagine "trovata" non
corrisponda alla"intuizione iniziale" e sono volutamente scevre da dettagli e
particolari che, sviando dalla riflessione sulla condizione umana nella sua complessità,
rischierebbero altrimenti di proporre una lettura di tipo narrativo.
Alla narrazione si sottrae Roberta Pugno anche nella scelta di approfondire con i suoi
ultimi dipinti la ricerca sull'uomo addentrandosi in un territorio, quello degli dei, ed
in particolare delle divinità degli inferi, che nella mitologia mesopotamica sembrano
incarnare più di altre l'inquietudine umana. Così la mano dell'artista ha generato forme
affatto estranee alla fissità geometrica ed astratta delle divinità primitive, creando
figure vibranti ed attuali, prigioniere di una cupa e rabbiosa impotenza come
"Ereshkigal", regina degli Inferi che, materializzata con un'evidenza potente
quanto la sua rabbia, viene trattenuta da tasselli di colore infuocato e frammentato come
in una spirale dalla quale è impossibile venir fuori. Anche "Inanna Guerriera"
svela tutte le contraddizioni del ruolo ambivalente della dea. Al profilo addolcito,
privato dell'apparente fissità dell'icona, si contrappone la livida tonalità
dell'incarnato, così come l'opalescente levigatezza del volto si stacca dalle accese
macchie di colore del fondo evocando quel delicato istante in cui l'equilibrio tra il
controllo e l'esplosione potrebbe venir meno. Nella "Dea gialla", invece,
prevale l'istinto vitale, come nella "Inanna fluttuante", con la freschezza ed
il dinamismo che l'artista conferisce alle sue figure femminili, di cui la massima
espressione è il dipinto, "Di lapislazzuli e di luce", che evoca la preziosa e
intensa gioia data dall'energia generata dall'amore, imbrigliata tra le maglie di
un'immagine che tenta di trattenere un'emozione come la felicità, tanto intensa e, al
tempo stesso, sfuggente.
Il lavoro di Roberta Pugno, che da sempre si nutre di letteratura e di storia del pensiero
come fosse un plancton che viene costantemente filtrato e dal quale vengono assunte le
sostanze nutritive essenziali, si definisce come un impulso creativo che ripercorre, con
una sincerità intensa, ora dolce, ora aspra, le esperienze che sfiorano, colpiscono,
penetrano chiunque sappia porsi in ascolto.
Elena Paloscia
Le pianiste Paola Salvatore e Lucia Adelaide Di Nicola
presentano Suonosogno, suonata a quattro mani con musiche di Brahms e
Dvorak.
La mostra resterà aperta fino al 30 Maggio
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