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dicembre 2003
  • Mercoledì 17 Dicembre, ore 18,00

    In occasione della pubblicazione dei volumi "Per una filosofia povera. La grande guerra, l'esperienza, il senso: a partire da Lukacs" di Stefano Catucci, "Passaggio a Occidente. Filosofia e globalizzazione" di Giacomo Marramao, e "Quando il verbo si fa carne. Linguaggio e natura umana" di Paolo Virno,

    Bollati Boringhieri Editore invita all'incontro "Per una filosofia futura. I nuovi contributi italiani."
    Intervengono Stefano Catucci, Giacomo Marramao, Paolo Virno, Felice Cimatti e Massimo De Carolis.


  • "Per una filosofia povera. La grande guerra, l'esperienza, il senso: a partire da Lukacs" di Stefano Catucci

    Negli anni della Grande Guerra il pensiero europeo è stato ossessionato da una immagine: quella dell’impoverimento dell’esperienza, della sua perdita di senso nell’epoca del moderno sistema industriale. Walter Benjamin riconduceva l’origine della «povertà d’esperienza» proprio alle catastrofi prodotte dalla guerra, ma già prima del 1914 la percezione di un identico disagio animava uno spettro di posizioni ampio e diversificato: da Weber e Wittgenstein, da Freud a Husserl, da Simmel a Thomas Mann. Se molti salutarono lo scoppio del conflitto come una liberazione, ciò avvenne proprio perché dalla guerra ci si attendeva una rigenerazione dell’esperienza, come se il pericolo della morte incombente potesse conferire nuovo valore alla vita. Il libro ricostruisce ad ampio raggio il dibattito dell’epoca sulla «povertà d’esperienza» per concentrarsi, infine, su una voce in controtendenza, quella del giovane Lukács. A lui viene ricondotta l’idea di una «filosofia povera»: di una filosofia, cioè, che rovescia il giudizio della cultura del suo tempo e vede nella povertà non un limite, ma una risorsa del pensiero, un principio etico e politico su cui fondare una riforma dell’ontologia moderna, senza attese utopiche o nostalgiche per una redenzione a venire. Chiamata a compiere un paradossale esercizio di povertà, la filosofia del giovane Lukács avanza così una esigenza di «spiritualità» la cui vicenda, all’inizio del secolo, appariva del tutto coerente con l’esperienza del marxismo, e sulla quale occorre tornare a riflettere oggi, dopo la fine dei regimi comunisti.

    Stefano Catucci (Roma, 1963), insegna Estetica presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Camerino, sede di Ascoli Piceno. Ha pubblicato, fra l’altro, La filosofia critica di Husserl (Guerini e Associati, 1995) e Introduzione a Foucault (Laterza, 2000).



  • "Passaggio a Occidente. Filosofia e globalizzazione" di Giacomo Marramao,

    «Il mondo al quale cominciamo ad appartenere, uomini e nazioni, è soltanto una controfigura del mondo che ci era familiare. Il sistema delle cause che governa il destino di ognuno di noi, estendendosi ormai alla totalità del globo, lo fa a ogni scossa riecheggiare tutto quanto». Così Valéry nel 1928 faceva balenare quel radicale mutamento di scala che oggi indichiamo con mondializzazione o globalizzazione. Marramao radicalizza l’intuizione di Valéry: a essere «riconvertiti» sono ora i concetti fondamentali della nostra tradizione filosofica, come identità, differenza, contingenza, necessità, mentre risultano usurate e impraticabili le coppie oppositive progresso-regresso, moderno-tradizionale, centro-periferia, Stato-mercato, Oriente-Occidente. La nostra logica identitaria è profondamente scossa dalla compresenza di fenomeni di uniformazione e deterritorializzazione della tecnica e dell’economia da un lato, e di differenziazione e riterritorializzazione dell’identità dall’altro. Ma da qui occorre ripartire, e da una disamina delle pretese di universalità delle categorie occidentali di democrazia e di filosofia.

    Giacomo Marramao è ordinario di Filosofia politica all’Università di Roma III. Dirige la Fondazione Basso ed è membro del Collège International de Philosophie. Tra i suoi lavori, tradotti in diverse lingue: Potere e secolarizzazione. Le categorie del tempo (Editori Riuniti, 1983), Minima temporalia (Il Saggiatore, 1990), Kairós. Apologia del tempo debito e Cielo e terra. Genealogia della secolarizzazione (Laterza, rispettivamente 1992 e 1994).

  • "Quando il verbo si fa carne. Linguaggio e natura umana" di Paolo Virno;

    Il libro contiene riflessioni filosofiche sulla facoltà di linguaggio, cioè sulla natura umana. Materialisticamente, l’autore intende dimostrare che le condizioni di possibilità della nostra esperienza di animali umani (presupposti trascendentali secondo Kant, fondamenti ontologici secondo Heidegger, prerogative specie-specifiche in gergo evoluzionista) sono esse pure oggetto di esperienza immediata, e passa in rassegna le occasioni in cui la natura umana conosce una completa rivelazione, nel senso di una piena visibilità empirica.Procedendo per cerchi concentrici di ampiezza via via maggiore, si passa da una prima parte dedicata al microcosmo della enunciazione come riepilogo dell’antropogenesi a una seconda che si occupa della «incarnazione del verbo», cioè delle percezioni sensibili rese possibili solo dalle nostre parole, ma anche in genere del linguaggio. Messo in tal modo in luce il carattere pubblico della mente linguistica, la terza parte esamina il rapporto tra requisiti biologici invarianti e mutevoli esperienze storiche. Enunciazione e pubblicità della mente trovano infine, secondo Virno, il proprio corrispettivo in un rinnovato concetto di storia naturale.

    Paolo Virno, nato a Napoli nel 1952, è professore di Etica della comunicazione all’Università della Calabria.Tra le sue pubblicazioni più recenti: Parole con parole.Poteri e limiti del linguaggio (Donzelli 1995); Grammatica della moltitudine. Per una analisi delle forme di vita contemporanee (DeriveApprodi 2002) ed Esercizi di esodo. Linguaggio e azione politica (ombre corte 2002).