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Domenica 30 Novembre, ore 17,00
"Bibli racconta
" appuntamento settimanale dedicato ai
bambini.
Cenerentola e Petrosilla, gatti fatati e principi serpenti, matrigne perfide,padri
distratti, animali parlanti, fanciulle angariate, sorellastre invidiose, figli sciocchi e
tanti ancora affollano le pagine del libro di Giambattista Basile
"Fiabe scelte e riscritte da Elio Pecora",
(Mondadori).
Elio Pecora ha scelto venticinque fiabe da "Lo cunto de li cunti" di
Giambattista Basile e le ha riscritte in una lingua chiara e veloce per i bambini e i
ragazzi di oggi. In queste fiabe si attraversa un mondo abitato da fate e da orchi, si
affrontano terribili prove, si assiste a meravigliose trasformazioni, ma si compie anche
un viaggio verso la saggezza.
"Lo cunto de li cunti" fu iniziato
da Giambattista Basile nel 1615 e fu pubblicato alcuni anni dopo la morte dell'autore.
Basile, che compose odi e madrigali e si occupò di studi filologici, in questa opera
profuse le sue doti maggiori di uomo e di scrittore. Vi raccolse cinquanta fiabe popolari
napoletane. Le immaginò raccontate da cinque donne, lunghe cinque giornate. Le reinventò
nella lingua ricchissima di umori e di toni di Napoli, sua città natale. Questo libro,
noto anche come Pentamerone, fu destinato dal suo autore ai bambini, per divertirli e
intrattenerli. Ma è una lettura di straordinario godimento per i lettori di ogni età. La
felicità della narrazione e la raffinatezza e la vivacità della scrittura ne fanno un
capolavoro della letteratura occidentale. Il terribile e il meraviglioso che vi sono
narrati li ritroviamo in altre notissime raccolte. Charles Perrault e i Grimm attinsero
ampiamente e variamente a questa opera. La quale è ben più di una raccolta. Essa prende
a modello di struttura il Decamerone, adopera a piene mani la cultura umanistica, non si
risparmia al gioco, al grottesco, all'ironico, eleva un monumento alla letteratura
barocca. La traduzioni in italiano del Pentamerone, da quella di Benedetto Croce alla più
recente di Roberto De Simone, ne restituiscono la notevole qualità letteraria, ma non ne
attenuano le difficoltà di lettura. E proprio per avvicinare queste fiabe al lettore di
oggi, anzittutto al bambino, mi sono posto in questa impresa. E' da tanto che mi interesso
alle fiabe. Ne sono un lettore divertito e partecipe. Alla fine degli anni Ottanta scelsi
e riscrissi, per un ciclo di trasmissioni radiofoniche e per un libro, un gruppo di fiabe
popolari delle venti regioni italiane. Devo qui precisare che ho trascorso l'infanzia e
l'adolescenza a Napoli, città di cui sento e comprendo le allegrie irrefrenabili e la
patita ironia. Per ciò dal capolavoro del Basile ho cercato di trarre la leggerezza e la
gioia del narrare, riscrivendone in una lingua chiara e veloce il gioco degli eventi e
l'eco degli ammaestramenti. Se ho svestito l'originale della sua forma ineguagliabile,
credo e spero di averne salvata la meravigliosa sostanza. Ho fatto insomma quel che vale
da sempre per la fiaba, che passando di paese in paese, di secolo in secolo, ogni volta si
è rinnovata nella lingua viva e prossima, nè mai ha perso in efficacia narrativa e in
ricchezza inventiva.
Nelle venticinque fiabe, da me scelte e riscritte, incontriamo principi e pezzenti,
entriamo in regge e casupole, traversiamo selve, assistiamo a strazi insopportabili e a
premi inattesi. Qui il quotidiano si confonde con il prodigioso, le Fate soccorrono o
puniscono, l'amore non cede mai alla disperazione, la felicità è il traguardo finale.
Cenerentola e Petrosilla, gatti fatati e principi serpenti, matrigne perfide, padri
distratti, animali parlanti, fanciulle angariate, sorellastre invidiose, figli sciocchi e
tanti ancora affollano queste pagine. E tutti chiamano i lettori perchè condividano i
loro destini, anche fortemente ne patiscano e alla fine si rallegrino, mai dimenticando
che la contentezza succede spesso a prove tremende, sempre a una faticata esperienza.
Così ogni fiaba, che inizia con un avvertimeno sui pericoli causati da un vizio o da un
eccesso e si conclude in nome di una trovata saggezza, riporta il lettore, trasformato un
poco anche lui, alla sua giornata.
Nel primo di questi racconti Zoza, una giovane donna tanto bella quanto sfortunata, affida
a una bambola fatata un compito che è anche un compimento di giustizia. La bambola farà
nascere in chi la riceve in dono uno smodato desiderio di ascoltare fiabe. E qui Basile,
per bocca di un principe uscito da un sonno di morte, ci dice che ascoltando racconti
piacevoli "si svaporano gli affanni, spariscono le
preoccupazioni" Come se la vita stessa si fermasse ad ascoltare la vita
che si racconta. Mi tocca allora sperare che da queste pagine venga al lettore almeno un
poco di quel piacere.
Elio Pecora
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